Risposta alla lettera del Presidente del Consiglio

Pubblichiamo la lettera del Prof. Andrea Bongiovanni, alla quale sarà accompagnato il documento votato dal collegio docenti (che si trova qui).

Gentilissimo Presidente del Consiglio,
nel risponderle comincio dalla fine della lettera che ci ha inviato, dove dice che “un professore collabora alla creazione della libertà di una persona”. E’ una bella frase, e credo che sia molto vera.
Mi permetto di aggiungere una considerazione: solo una persona libera può contribuire a formare persone libere, solo un insegnante libero può formare cittadini liberi. E’ per questo che i padri costituenti hanno aperto l’art. 33 della nostra legge fondamentale, quello relativo all’istruzione, affermando che “l’arte e la scienza sono libere, e libero ne è l’insegnamento”, quando l’Italia era appena uscita da un ventennio di dittatura.
Nel DDL di riforma della scuola che la Camera dei Deputati sta votando in questi giorni quella libertà sancita dalla Costituzione a mio avviso è messa seriamente a rischio, laddove si prevede che i dirigenti scolastici abbiano il potere di conferire incarichi triennali “rinnovabili” agli insegnanti di ruolo, di fatto abolendo il principio della titolarità di cattedra anche per chi è assunto a tempo indeterminato.
Ciò significa far dipendere il destino professionale di un insegnante, che per accedere al ruolo ha già dovuto superare procedure concorsuali, dall’arbitrio di una sola persona, e questo è inaccettabile.
E’ quanto accadrà con la messa a regime progressiva del sistema degli “albi territoriali” cui i dirigenti attingeranno direttamente per conferire gli incarichi triennali, previsti inizialmente solo per i nuovi assunti, poi estesi a quanti tra i docenti di ruolo saranno trasferiti, o per scelta o perché soprannumerari.
Di questo incomprensibilmente (incomprensibilmente?) lei tace, Presidente, nella sua missiva.
Noi insegnanti non siamo perfetti, abbiamo bisogno di aggiornarci e di migliorarci continuamente, lo sappiamo Presidente. Ma in una professione intellettuale, quale è la nostra, la crescita avviene solo nel confronto delle idee e nello scambio tra pari, incentivando la collaborazione e la collegialità, il “lavoro di squadra”, per usare quelle metafore sportive che i politici, anche quelli che l’hanno preceduta, amano. Ad esempio rafforzando il ruolo dei dipartimenti disciplinari nelle scuole, come forma di controllo e autovalutazione del lavoro del singolo insegnante, come proponiamo noi docenti del Liceo Cavour nel documento che le allego.
Il compito della scuola non è quello di adeguarsi e riprodurre il mondo e il sistema di relazioni, magari di rapporti di forza, esistente al di fuori delle sue mura. La sua funzione, costituzionale, è quella di fornire un modello di società democratica, che certo non può essere quella in cui la volontà di uno solo decide per tutti.
Con la speranza di ricevere la sua attenzione,
la saluto cordialmente.
Andrea Bongiovanni, insegnante di filosofia e storia del Liceo Scientifico
Cavour di Roma

DOCUMENTO DEL COLLEGIO DOCENTI DEL LICEO CAVOUR

Il Collegio Docenti del Liceo Scientifico Cavour ribadisce la propria valutazione fortemente negativa nei confronti del progetto di riforma della scuola contenuto nel DDL n. 2994, comunemente denominato “La buona scuola”, presentato dal Governo alla Camera dei Deputati il 27 marzo u.s. e licenziato dalla 7a Commissione Cultura della Camera dei Deputati in data 12 maggio u.s.. Il nostro giudizio è motivato dalle seguenti ragioni:

  • Gli Organi Collegiali, espressione democratica delle diverse idee ed esigenze della scuola (studenti, genitori, insegnanti e personale ATA), verranno privati della maggior parte delle loro responsabilità di proporre e decidere su questioni generali e di didattica, dovendo sottostare ad indirizzi decisi da una singola persona, il Dirigente Scolastico.
  • Il Dirigente Scolastico potrà scegliere gli insegnanti che hanno un curriculum compatibile con la sua idea di scuola attingendo ad “albi territoriali” e dare loro incarichi “di durata triennale rinnovabili”. Potrà addirittura dare incarichi di docenza a personale senza abilitazione, a scapito della qualità dell’insegnamento. Negli “albi territoriali” inizialmente saranno inseriti i soli neo-assunti, ma negli anni gli albi assorbiranno tutti i docenti già di ruolo, in mobilità o soprannumerari nel proprio istituto. Questo processo di precarizzazione ridurrà ancora di più la continuità didattica a spese in primo luogo degli studenti.
  • Il Dirigente Scolastico potrà elargire, senza che siano chiare le regole, ai docenti “meritevoli” un “bonus” in denaro, della cui entità il DDL non fa menzione. Non siamo contrari ad una valutazione del processo di insegnamento ma pensiamo che non possa essere ridotta ad un meccanismo di premi/punizioni.

Crediamo che la valutazione volta al miglioramento possa essere realmente efficace solo attraverso uno scambio di idee, che valorizzi tutte le professionalità e individui gli strumenti per intervenire concretamente dove ci siano delle criticità. Si potrebbe, ad esempio, rafforzare il ruolo dei Dipartimenti Disciplinari prevedendo anche la formulazione di processi e verifiche comuni.

Crediamo che la valutazione debba essere totalmente disgiunta da questioni di natura economica, di competenza esclusiva del Contratto Collettivo Nazionale.

In conclusione, il Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico Cavour considera questo DDL lesivo dei diritti garantiti dall’articolo 33 comma 1 della Costituzione (“L’arte e la scienza sono liberi e libero ne è l’insegnamento”).

Si richiede pertanto l’immediato ritiro del provvedimento e l’apertura di un confronto che porti alla discussione delle proposte fatte dal mondo della scuola reale.

Rivolgiamo questo appello ai Deputati e ai Senatori della Repubblica.

Roma, 15/05/2015

 

 

12 MAGGIO – GIORNATA DEL LIBRO AL CAVOUR – Radio Cavour in diretta con Lorenzo Pavolini (Radio Rai3)

Il gabbiotto dei bidelli: uno studio di trasmissione eccezionale!

view

12 maggio: PRIMA GIORNATA DEL LIBRO AL CAVOUR

Il 12 maggio si svolgerà al liceo la prima giornata del libro

Invito_Giornata del Libro_

Si tratta di un’iniziativa che vede i ragazzi e i docenti impegnati insieme ai genitori nell’organizzazione materiale dei preparativi.

La giornata è stata organizzata con l’aiuto di due genitori giornalisti che hanno collaborato all’ideazione, alla preparazione e agli inviti di due scrittori come Christiana Ruggeri e Giovanni Ricciardi. Altri ospiti importanti e lo spirito con il quale è stata immaginata (una prima edizione da ripetere nei prossimi anni), la rendono una giornata preziosa, un pomeriggio da trascorrere insieme dalle 14,00, in poi fino alle 19,30/20,00.
Il programma può essere consultato sotto o scaricato qui: Programma_12 maggio
Il bar Mauro sarà aperto fino alle 17,00 circa.
Se possibile, con l’aiuto di qualche genitore disponibile, vorremmo anche preparare un aperitivo di saluto da prendere in cortile.
Chiunque volesse dare una mano può scrivere al Comitato Genitori
o al Presidente del Consiglio di Istituto
Laura Romagnoli studio.strati@libero.it, cell. 3389757086.
Programma

PRIMA GIORNATA DEL LIBRO AL CAVOUR

Dal 23 aprile al 4 maggio gli studenti segnalano i libri più amati e le frasi che più li hanno colpiti. Dal 4 al 9 maggio si svolge tra gli studenti il concorso per un racconto al limite di 2000 battute.

12 maggio 2015

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 13 – 13,30 Pausa Pranzo

Ore 14 Apertura dei lavori: Preside Adelaide Jula Perilli

Ore 14 – 16 Book Crossing

– Gli studenti raccontano le loro avventure di lettori

– Applicazione dei pannelli con le frasi d’autore selezionate

– Premiazione del primo Concorso “Liber – i”: Racconto il libro che amo.

“Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.” D.Pennac, Come un romanzo.

A cura della redazione del “Cavò”, interviste e cronaca dell’evento

Ore 16 Piccoli Maestri: Elena Stancanelli e la scuola di lettura per i ragazzi

Ore 17 Un libro e il suo autore: Gianni Manghetti racconta “Lacrime asciutte – Le donne piangono dentro”

– Letture alla radio: Lorenzo Pavolini incontra Radio Cavour

Ore 18 “In fondo cosa e’ la vita se non la racconti?”

– Christiana Ruggeri, “Dall’inferno si ritorna”, racconto documentario sul massacro in Rwanda

– Giovanni Ricciardi, racconti gialli ambientati a Roma

Tutti sono invitati a trattenersi con gli autori per domande e curiosità

Sciopero della Scuola del 5 maggio

Tutti i lavoratori del Cavour (ovvero tutte le sigle sindacali) si sono dati appuntamento alle ore 8,00 di martedì 5 maggio per partire insieme da scuola e partecipare al corteo con studenti, docenti e genitori uniti.

Giornata di Legambiente: continuano i piccoli lavori

Comunicazione di servizio:

continuano i piccoli lavori organizzati e rimasti indietro nella pur profiqua giornata di Legambiente. Sabato 24 aprile è stato ritracciato anche il campo basket con l’aiuto di studenti e prof. di ginnastica. Domani, sabato 2 maggio, visto che il giorno sarà poco propizio agli studi per le previste assenze, i ragazzi autorizzati ci aiuteranno a restaurare e sistemare le bacheche nel corridoio principale e a preparare i lavori per la Giornata del Libro (12 maggio).

Lo sciopero della scuola spiegato alle famiglie

I docenti che sostengono la LIP (legge di Iniziativa Popolare presentata alle camere e alternativa al DDL del governo) hanno preparato un documento per spiegare le ragioni dello sciopero.

Cari studenti e cari genitori,
vorremmo provare a spiegarvi i motivi che ci hanno fatto scegliere di scioperare il 5 maggio 2015. Possiamo immaginare che una giornata in cui la scuola è chiusa possa causarvi un disagio ma ci piacerebbe vi fosse chiaro che non siete voi la nostra controparte e non intendiamo mettervi in difficoltà.
Al contrario, vorremmo farvi capire le nostre ragioni e ricordarvi che lo sciopero, oltre che una forma di protesta, è anche un sacrificio per chi vi aderisce.
Infatti quando si protesta non andando al lavoro si perde lo stipendio di quella giornata; quindi chi decide di scioperare è come se pagasse direttamente per manifestare il proprio disaccordo.
Sui volantini dei sindacati potrete trovare i motivi dello sciopero e noi protestiamo per quei motivi ma anche perché crediamo che le proposte del Governo, in discussione in questi giorni, siano contrarie a quelle necessarie a creare davvero una “buona scuola”.
Infatti, se verranno approvate le proposte presentate, il senso della scuola pubblica (così come previsto dalla nostra legge più importante che è la Costituzione della Repubblica Italiana) verrebbe completamente alterato.
In questa lettera non vi parleremo di come potrebbe cambiare il nostro lavoro, ma di come potrebbe cambiare la scuola per le famiglie e per gli alunni.
Vi sarete accorti che, da qualche anno, chi parla di scuola lo fa come se parlasse di un negozio, di un’azienda, di una fabbrica. Ci sono le “offerte” formative, si cerca di “risparmiare” razionalizzando, i responsabili sono i “dirigenti” e non più i presidi, le scuole si fanno “pubblicità” sui giornali, i “profitti” degli alunni sono valutati con i test; perfino il termine “competenza” è spesso avvicinato al significato della “competizione”, cioè di una gara, e non interpretato nel suo senso originario che è “andare insieme” o ancor meglio “arrivare ad uno stesso punto”.
È molto importante fare attenzione alle parole che si usano e che vengono usate, e sarebbe davvero bello se ognuno “assomigliasse alle parole che dice “.1
La scuola non è un supermercato o un’azienda dove ognuno può essere illuso dalla pubblicità e poi comprare ciò che desidera; “la scuola è un organo costituzionale “2 che ha il compito di istruire facendo acquisire conoscenze e competenze, di far crescere e formare cittadini valorizzando la loro persona nel rispetto delle differenze e delle identità di ciascuno e di ciascuna.3
La nostra Repubblica ha il compito di “dettare le norme generali sull’istruzione ed istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi.” 4
Questi compiti assegnati alla scuola pubblica sono costosi, sia nel senso economico che dell’impegno ma, come recitava uno slogan di qualche anno fa, l’ignoranza costa molto di più.
I costi per mantenere la scuola sono pagati dalle tasse che ciascuno dei cittadini italiani paga (o dovrebbe pagare).
Quando si legge su piano della “Buona Scuola” che “Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola” vuol dire che non ci saranno maggiori investimenti pubblici (infatti c’è scritto che “i limiti saranno quelli delle risorse disponibili ”) ma che si chiederanno soldi ai privati cittadini.
In definitiva le famiglie, che già contribuiscono in maniera importante, pagheranno molto di più anche perché sul piano della cosiddetta “Buona Scuola” sono previsti: l’entrata di “sponsor” che condizioneranno i programmi ed i piani dell’offerta formativa, il finanziamento delle scuole private ed il versamento di parte del proprio contributo fiscale per finanziare i progetti scolastici.

In televisione è stato detto che sarebbero stati assunti molti insegnanti precari che avrebbero risolto il problema dei supplenti; poi però, quando è stato il momento giusto per assumerli, il Governo non lo ha fatto e, per farlo in misura inferiore a quella necessaria, ha preteso in cambio una delega su 13 fondamentali aspetti della scuola. In pratica è come se qualcuno dicesse: “Assumerò una parte degli insegnanti solo se poi posso decidere da solo come trasformare la scuola”.

In televisione è stato detto che è ridicolo che qualcuno protesti contro un governo che assume gli insegnanti precari ma non si è detto che, in realtà, il nostro Paese è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea ad assumerli perché erano già stati impiegati per il periodo giusto a maturare il loro diritto di lavorare stabilmente.

In televisione non si dice che l’integrazione degli alunni con disabilità sta per assumere un carattere sempre più sanitario e meno scolastico; in tal modo il personale di sostegno sarà sempre di meno, i centri specializzati sempre di più e si realizzerà quel processo di separazione fra alunni cosiddetti normali ed altri cosiddetti con Bisogni Educativi Speciali che non aiuterà a migliorare la scuola dell’inclusione.

È facile prevedere cosa accadrà nel giro di pochi anni: si moltiplicheranno le scuole private per chi potrà permettersele, si creeranno le scuole pubbliche di lusso nei quartieri bene delle città e si moltiplicheranno le scuole pubbliche senza risorse e senza speranza nei quartieri popolari e nelle periferie povere. Scuole di serie A e scuole di serie B, scuole per ricchi e scuole per poveri. Un salto indietro di decenni. Cresceranno le disuguaglianze in modo drammatico, di nuovo accadrà che i figli dei dottori faranno i dottori mentre i figli degli operai faranno gli operai.

Non è una “buona scuola” quella nella quale si creeranno sempre più momenti di separazione, di competizione, di conflittualità; non lo è quella dove un dirigente da solo, sulla base di criteri arbitrari, deciderà di distribuire gli insegnanti come e dove gli pare; non lo è quella dove le decisioni verranno condizionate dalle aziende; non lo è nemmeno quella dove le “buone scuole” saranno finanziate solo se le stesse otterranno un buon risultato nei test; non lo è infine quella dove il contributo dei genitori è più alto dei contributi statali.

È contro questo simile progetto di scuola che manifesteremo il nostro dissenso.
Noi pensiamo che una buona scuola sia quella dove ci sono edifici sicuri, dove le classi siano composte da un massimo di 22 alunni, dove si impara insieme sentendosi attivamente parte di una comunità, dove si lavora in modo cooperativo, dove si sperimentano concretamente forme di democrazia.
Nel bellissimo film “Gli anni in tasca” di Francois Truffaut il maestro Richet parla ai suoi alunni, prima delle vacanze, dicendo loro: “Il mondo non è giusto e forse non lo sarà mai, ma è necessario lottare perché ci sia giustizia, bisogna, bisogna farlo: le cose cambiano, ma lentamente; le cose migliorano, ma lentamente…. E i cambiamenti si ottengono solo reclamandoli energicamente…”
Crediamo in queste parole come crediamo in un’altra scuola e quindi in un’altra società: solidale, inclusiva, pacifica.
Non investire sulla scuola è grave per il futuro dei vostri e dei nostri figli.
I veri problemi della scuola andrebbero affrontati seriamente garantendo partecipazione, dialogo, confronto, ascolto, rispetto delle persone, delle loro capacità, abilità e competenze.
Siamo a disposizione per confrontarci con chiunque lo desideri e per eventuali richieste di materiale utile ad una corretta informazione. Ringraziandovi per l’attenzione, Vi chiediamo di aiutarci a difendere la vostra scuola, la nostra scuola.

“Comitati a sostegno della Legge di iniziativa popolare” per una buona scuola per la Repubblica *

28 aprile 2015

* La legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica” è una proposta di legge del 2006 ancora attuale, aggiornata e ripresentata sia al Senato che alla Camera da parlamentari di forze politiche diverse. Questa legge non ha la presunzione di interpretare, nel suo contenuto, il sentire di tutto il paese, ma vuole essere una traccia concreta e strutturata sulla quale avviare un serio confronto sulla scuola con la convinzione che il metodo da seguire per avviare un cambiamento non possa che essere partecipato e condiviso.

Info: http://lipscuola.it/

Note:

1 Il riferimento è ad una frase dello scrittore Stefano Benni: “Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti.”
2 Lo ha detto Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione.
3 Vedi anche la Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica (LIP).

4 Vedi l’art. 33 della nostra Costituzione

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 201 follower